Sorprendente più visivamente che sonoramente: la Turandot alle Terme di Caracalla si muove meglio sulla scena bianca di Massimiliano e Doriana Fuksas – la stessa della Tosca – grazie al regista Francesco Micheli ed al drammaturgo Alberto Mattioli che sulle corde vocali degli attori maschili. Ma il luogo è talmente magico e la scena talmente bella che, anche se inferiori alle aspettative, le voci passano comunque nella memoria, pur senza emozionare: una nuvola si muove sotto le rovine, quella di Fuksas, appunto, unendo il passato architettonico sconvolgente delle Terme di Caracalla ad una idea di presente e futuro rappresentata in scena da una ragazza al pc. Ottima la performance dell’orchestra e del coro del teatro di Roma, con la partecipazione della scuola di canto corale.

Tutto inizia con una hikikomori, una ragazza che non riesce più a vivere il mondo reale perché totalmente assorbita da quello virtuale, come milioni ce ne sono oggi (e non solo in Corea). Lo schermo del suo pc, in scena, è ciò che vediamo: la rappresentazione di una Turandot dove i personaggi si muovono come in un videogioco, nei costumi di Giada Masi (movimenti coreografici ci Mattia Agatiello) alle luci Alessandro Carlotti, parte video curata da Luca Scarzella, Michele Innocenti e Matteo Castiglioni).

Nell centesimo anniversario della scomparsa di Puccini e nel centesimo anniversario della Turandot, la storia della principessa sanguinaria che diventa piena di amore, appunto incompiuta, assume una veste moderna in una Cina tecnologica. Brava Angela Meade nei panni della Turandot (al suo posto, il 8, l’8 e il 10 agosto Lise Lindstrom), Luciano Gangi è Calaf (il 25 e iii 28 luglio Brian Jadge e il 10 agosto Arsen Soghomonyan), Maria Grazia Schiavo è Liù ( Juliana Grigoryan il 2, 6, 8 e 10 agosto), Piero Giuliacci è l’imperatore Altoum, Alessio Cacciamani è Timur, Haris Andrianos è Ping, Marcello Nardis è Pong, Marco Miglietta è Pang, Mattia Rossi è un mandarino. Il principe di Persia viene interpretato da Giuseppe Ruggiero (Giordano Massaro il 25 luglio e 2, 6 e 10 agosto), la prima ancella è Artemisa Repa (Susanna Cristofanelli il 25 luglio, 2, 6 e 10 agosto), la seconda ancella è Mariko Iizuka (Laura Orlandi il 25 luglio, 2, 6, 10 agosto).

Quando si assiste alla Turandot ci si chiede sempre come sarebbe stata se Puccini avesse avuto il tempo di finirla, anche solo qualche settimana in più: perso nel dilemma di come rendere potente il duetto della trasformazione della principessa, Puccini arrivò a completare la partitura solo sino alla morte di Liù. Memorabile il fatto che, nella prima rappresentazione al Teatro alla Scala di Milano il 25 aprile 1926, Arturo Toscanini arrestò la rappresentazione a metà del terzo atto, due battute dopo il verso «Dormi, oblia, Liù, poesia!» (alla morte di Liù), dicendo: “Qui termina la rappresentazione, perché a questo punto il Maestro è morto”. Nelle serate seguenti l’opera fu messa in scena con il finale rivisto da Franco Alfano. Come noto, Toscanini non era d’accordo con questo rimaneggiamento e così lasciò la direzione della rappresentazione e mai più la diresse per tutta la vita.

Turandot alle Terme di Caracalla (foto di Anna Maria De Luca)

Anna Maria De Luca

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